Arte in terra d’Arezzo. Il Trecento

a cura di Aldo Galli, Paola Refice

ISBN: 978-88-7970-244-0
Anno: 2005
Caratteristiche: * 338 pp. * PDF * ill.colore

Volume 9,99

Descrizione

Oggi il quadro generale della pittura trecentesca di Arezzo può dirsi assai meglio definito, nonostante alcuni dispareri ed oscillazioni che ancora attraversano gli studi, e di cui il libro rende conto. Accanto ai maestri giunti in città da Siena e Firenze (da Pietro Lorenzetti a Buffalmacco, restituito alla realtà storico- artistica dagli studi di Luciano Bellosi) riconosciamo i contorni sempre più nitidi di personalità aretine originali e indipendenti, e lo abbiamo voluto sancire dedicando la copertina ad un grande anonimo, il vellutato e pensoso Maestro del Vescovado, al quale deve essere ormai assicurato un posto di rilievo nel panorama della pittura toscana della prima metà del XIV secolo. Il quadro si fa ancora più articolato se, usciti da Arezzo, si risalgono le quattro vallate circostanti (Valdarno, Casentino, Valtiberina e Valdichiana), che, travagliate nel corso del secolo da mutevoli e discordi vicende politiche, dialogano variamente anche in campo artistico con i centri maggiori non solo della Toscana ma dell’intera Italia centrale, dal Lazio, all’Umbria, alle Marche. Nel pensare la struttura del volume, organizzato in quindici saggi, si è poi scelto di riservare uno spazio particolarmente ampio alla scultura, rappresentata ad Arezzo da alcune testimonianze di importanza capitale, che comprendono il sepolcro di un pontefice (Gregorio X), il grandioso monumento innalzato al massimo protagonista della vita politica cittadina (Guido Tarlati), e l’ambiziosa arca-altare di San Donato (per non parlare della tomba di Santa Margherita a Cortona), accanto ai quali resta ancora in larga parte da indagare il tessuto minore e la ricca produzione lignea della regione. Contributi particolari, secondo la formula già felicemente adottata per i precedenti volumi della collana Arte in terra d’Arezzo, affrontano la produzione orafa (che ruota attorno ad un pezzo indimenticabile come il busto di San Donato nella Pieve) e l’analisi delle maggiori emergenze architettoniche ed urbanistiche.

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