Michelangelo e la “maniera di figure piccole”

Marcella Marongiu

ISBN: 978-88-7970-965-1
Anno: 2019
Caratteristiche: 240 pp. * brossura * 17 × 24 cm * ill. colori
Collana: Arte, Buonarrotiana

Volume 25,00

Descrizione

Michelangelo e la “maniera di figure piccole” è il primo volume della collana Buonarrotiana realizzata in collaborazione con la Fondazione Casa Buonarroti.

Il libro verte sul fenomeno storico e artistico della diffusione delle invenzioni messe a punto da Michelangelo in disegno e in pittura, attraverso formati ridotti e arti decorative.
In questo volume, curato da Marcella Marongiu, per la prima volta le “opere in piccolo” sono protagoniste degli studi e della narrativa, attraverso una completa e scrupolosa ricognizione degli argomenti che configurano questo singolare aspetto della ‘fortuna’ dell’arte michelangiolesca, tendente a sfuggire alla percezione del pubblico ed elusivo anche per i conoscitori.
A Michelangelo infatti si tende ad associare il gigantismo titanico delle figure, abitatrici e padrone di una dimensione spaziale fidante e pressoché sovrumana. E tuttavia, anche per il sommo Buonarroti il passaggio dell’invenzione dal concetto mentale grandioso alla piccola scala dello schizzo era tutt’altro che inusuale. È, questo, uno degli aspetti di maggior efficacia della padronanza del disegno, poiché il pieno controllo delle forme attraverso la conduzione grafica, a matita o a penna, consente alle forme stesse di transitare dal minuscolo al gigantesco senza nulla perdere di certezza proporzionale.
Dal minuscolo al gigantesco, ma anche viceversa.

Nei saggi di Marcella Marongiu, Barbara Agosti, Elena Calvillo, Federica Kappler, Massimo Romeri, Alessandro Cecchi, Marcello Abbiati e Laura Gianesini, il nucleo principale delle opere piccole trova un’opportuna e innovativa sistemazione, con precisazioni e osservazioni inedite che entrano così nel patrimonio delle convinzioni maturate e delle conoscenze condivise. Anche i profili attributivi di opere che vanno sotto i nomi di pittori come Perin del Vaga, Giulio Clovio e Marcello Venusti sono qui utilmente riconsiderati e all’occorrenza rettificati, con il risultato di riscattare importanti artisti dal ruolo che una certa sbrigativa visione critica ha loro assegnato di esecutore di ogni e qualsiasi derivazione michelangiolesca, a prescindere da requisiti come il livello qualitativo e la compatibilità stilistica.
Oltre agli artisti, emergono da queste indagini aspetti delle personalità di amici e committenti e le parti da ognuno sostenute nella grandiosa “commedia umana”, che per decenni vede Michelangelo al centro della scena: Tommaso de’ Cavalieri, Vittoria Colonna, la potente famiglia Farnese al tempo di Paolo III e del gran cardinale Alessandro tornano co-protagonisti sul mobile e variegato sfondo di Roma, l’unica città veramente internazionale nel frammentato mosaico di stati della Penisola.
Queste opere raffinate, pregiate e non di rado assai costose, che il corredo illustrativo documenta con dovizia, appaiono nella prospettiva storica come una fioritura smagliante e rara, sbocciata nel chiuso caldo d’una serra irradiata dalla luce creativa del “divino” Michelangelo.

Tratto dalla Presentazione di Cristina Acidini

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